Moda e avanguardie storiche : la moda futurista

L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela o d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello. Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre, avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti. […] Noi futuristi vogliamo liberare la nostra razza da ogni neutralità, dall’indecisione paurosa e quietista, dal pessimismo negatore e dall’inerzia nostalgica, romantica e rammollante. Noi vogliamo colorare l’Italia di audacia e di rischio futurista, dare finalmente agl’italiani degli abiti bellicosi e giocondi ₁

Con queste parole, l’11 settembre 1914 Giacomo Balla propone Il Vestito Antineutrale contro la vecchia moda borghese, noiosa, malinconica, decadente. Solo cinque anni prima, Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il Manifesto del Futurismo su alcune stampate nazionali e in seguito sul Le Figaro, esaltando la guerra, il dinamismo, la velocità, il progresso e la tecnologia: si tratta di un nuovo approccio di esistere e di comunicare, al fine di capovolgere i canoni di una società ritenuta imbalsamata. Il Futurismo è poesia, pittura, scultura, musica, teatro, gastronomia e anche moda. Perché l’abito, con le sue forme e i suoi colori, può sensibilizzare, veicolare idee e provocazioni. Per gli artisti futuristi, l’abbigliamento è il connubio perfetto tra arte, vita e propaganda.

  1. Contesto storico e sociale

Nei primi tre decenni del XX secolo, l’Europa conosce l’irrefrenabile fenomeno delle Avanguardie storiche, così chiamate convenzionalmente per distinguerle dalle Neoavanguardie, sorte all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Con questo termine si vuole indicare l’insieme di movimenti artistico-culturali che si impongono sul panorama internazionale con lo scopo di provocare e sovvertire i valori del linguaggio artistico tradizionale. Si diffonde infatti sempre di più la necessità di rompere con i codici estetici del passato e soprattutto con le convenzioni borghesi della cosiddetta Belle Époque. Si tratta di un momento storico alquanto delicato, caratterizzato da una pacifica convivenza a livello internazionale e dall’ebbrezza per i numerosi progressi nei campi della tecnica, dell’economia e dell’industria. A cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento si assiste, citando le parole del saggista Luca F. Garavaglia, alla sindrome dell’incertezza della borghesia, a cui essa oppone un rigido conformismo attraverso cui ognuno sa sempre esattamente come comportarsi, anche a costo di contraddizioni ₂.

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Catalogo Società G. Gilardini, 1900

Vittima dell’ansia e della paura di cadere nella povertà, presa dal desiderio di riconoscimento sociale, la borghesia, uomini e donne insieme, non perde l’occasione per rimarcare il proprio status sociale attraverso l’abbigliamento. La moda maschile borghese è caratterizzata da un abito scuro, solitamente nero, rigorosamente a tinta unita, eventualmente accostato ad una cravatta bianca. Una moda dunque sobria, semplice, noiosa, anti-dinamica, comune. Anche sul versante femminile viene evitata qualsiasi forma di frivolezza, gli abiti sono sì sontuosi ma essenziali, caratterizzati da decorazioni sintetiche e lineari.

  1. L’Avanguardia futurista

In opposizione a questo conformismo, gli artisti reagiscono aprendo nuove strade di ricerca, intrecciano le arti tra di loro, mossi da un’inarrestabile smania sperimentatrice. Nel 1905, il giovane Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) divulga le sue prime “parole in libertà” fondando la rivista internazionale Poesia a Milano. Questo lavoro gli permette di muovere i primi passi all’interno delle tumultuose realtà primo-novecentesche in Italia. Dopo aver spedito delle centinaia di copie di una prima versione del testo a tutti i giornali italiani, e avendo ricevuto un riscontro non alla pari delle sue aspettative, il 20 febbraio 1909 Marinetti pubblica il Manifesto del Futurismo su Le Figaro francese in cui mette in luce i ponderosi processi di trasformazione socioeconomici in corso : la rapida industrializzazione, il trionfo della velocità, l’introduzione dei nuovi mezzi di comunicazione (soprattutto la radio) e dei nuovi mezzi di trasporto, ovvero la macchina, l’aereo, la motocicletta. Celelbra perfino l’esaltazione della forza distruttrice delle nuove armi e la guerra da lui chiamata “sola igiene del mondo” proprio nel corso del più lungo periodo di pace che l’Europa avesse conosciuto fino ad allora.

Il Futurismo è il primo movimento delle Avanguardie storiche nato in Italia e sin da subito non si presenta come una semplice scuola di pittura o di letteratura, ma piuttosto come una disciplina dello spirito. Proponendo un rinnovamento totale del mondo, il Movimento vuole sensibilizzare la società e sollecitare ad un nuovo approccio alla vita e all’arte. L’arte non deve essere un’attività sterile e fine a sé stessa, destinata alla semplice contemplazione dentro le mura di un’accademia o di un museo ; così come l’artista non deve avere un ruolo marginale. Secondo Marinetti, l’artista deve partecipare direttamente al mondo della storia in cui sta vivendo ; non deve aggrapparsi a chissà quale pensiero utopistico o idealistico, ma si deve dedicare ad una forma di attivismo immediato e prendere parte alle dinamiche sociali.

Sul panorama europeo il Futurismo si impone come une rivoluzione estesa a tutte le forme artistiche, in particolare la letteratura, la pittura, la scultura, la musica e la moda, proponendo una rottura totale con il passato. I futuristi esaltano la vitalità in tutte le sue forme e nelle varie arti celebrano la velocità, l’immediatezza espressiva, i colori, la dinamicità, a volte addirittura la violenza stessa come elemento di rottura netta e irreversibile. Sono mossi dal desiderio di infrangere le regole, annullare i valori tradizionali, sconvolgere e provocare le masse. Lo scopo è quello di creare l’arte del futuro, un’arte come espressione della moderna società urbana e industriale, in continua trasformazione.

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Vittorio Corona “Dinamismo di un treno” (1920)
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Composizione di Filippo Tommaso Marinetti presente nell’opera letteraria “Zang Tumb Tumb” (1914

Questa insaziabile sete di libertà ha dato vita a numerose sperimentazioni e innovazioni artistiche : in ambito letterario, l’immaginazione non è vincolata da regole, per cui tutti i nessi sintattici sono distrutti, la punteggiatura è abolita e l’aspetto grafico delle parole sulla pagina è in analogia con il significato suscitato ; in pittura, le immagini  vengono proposte in serie mosse al fine di riprodurne il movimento e il dinamismo ; in scultura e in architettura gli artisti introducono nuovi materiali, come ferro e acciaio, con andamenti dinamici a spirale e con linee di forza centrifuga per dare movimento agli oggetti. Ultimo, ma non per questo meno importante, anche la moda fa oggetto di continue ricerche e rivoluzioni.

  1. La moda futurista

Balla vuole progettare abiti che lo qualifichino per l’artista che è. [..] Balla deve creare un’identità visiva che immediatamente e indiscutibilmente lo qualifichi come artista nuovo ; e cioè come uomo della dimensione fantastica ma che pure sia di segno concreto, moderno, credibile ed esplicitamente nuovo. Abiti che possiedano carattere di forte « singolarizzazione » e che siano in netto contrasto tanto con il gusto dominante, quanto con la stereotipata eccentricità del tradizionale artista bohémien ₃

Nell’ottica di un rinnovamento radicale e al fine di incidere concretamente e attivamente nelle trasformazioni, i futuristi vogliono agire nel quotidiano, sul rapporto arte-vita. Alla pari di un qualsiasi altro aspetto della quotidianità, l’abbigliamento non può essere ignorato. Anch’esso concorre alla manifestazione della lotta contro la borghesia e la neutralità per elogiare la creatività e la vitalità  dell’artista.

Ma la prima novità introdotta dai futuristi è il fatto che il rinnovamento non deve essere limitato ad una élite ristretta ma deve essere una trasformazione estetica rivolta alla società intera. Il sistema della moda infatti, alla pari del segno linguistico, è capace di esprimere il carattere di un soggetto, il suo stile, in altre parole il suo modo di essere. Si tratta di un atto comunicativo del proprio essere di fronte agli altri : l’abito parla, emoziona, provoca. Dunque, la moda futurista è carica di significato e ha una specifica missione da compiere : rompere essa stessa con il passato e indurre alla rivoluzione nel campo sociale.

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Giacomo Balla, studio per un abito maschile (1914)
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Tullio Crali, studio per un vestito femminile (1933)

Dunque, la moda futurista, come nelle altre arti, ricerca nuovi linguaggi, nuovi codici e nuovi segni al fine di interpretare al meglio le linee guida del Movimento. Per questo, la rivoluzione avviene secondo due principi fondamentali, ovvero asimmetria e sfarzo di colori. Il vestito, che sia esso maschile o femminile, deve esprimere dinamismo e vitalità, deve giocare con il taglio, deve essere provocatorio, dirompente, di forte impatto emotivo al fine di attirare l’attenzione di chi lo guarda. Da non dimenticare inoltre l’uso ricorrente di accessori, costituiti per la maggior parte da elementi geometrici di diversi materiali e colori, da associare secondo il gusto personale di ognuno al fine di rinnovare costantemente la propria immagine. Perché si pensa e si agisce come si veste ₄.

Oltre a questi aspetti rivoluzionari, le idee dei futuristi si distinguono anche per un’altra novità : la praticità. La provocazione infatti avviene attraverso la semplificazione. L’abito deve essere pratico, versatile in quanto adatto a numerose attività quotidiane e quindi confortevole. D’altronde, a Firenze il primo modello di tuta fu inventato proprio in epoca futurista. Ideata dal genio creativo dell’artista italiano Thayaht, la tuta è un abito semplice, realizzato con poca stoffa, dai tagli rettilinei e dai colori semplici, oltre ad essere unisex. Piccola curiosità : il nome deriva dalla parola “Tutta” e “T” è proprio la forma che assume l’abito una volta indossato.

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Nel 1919, Ernesto Michahellas, in arte Thayaht, inventa la prima tuta insieme al fratello
  1. Il Manifesto del Vestito Antineutrale

Il primo a prendersi gioco delle regole borghesi nel contesto del sistema della moda è Giacomo Balla (1871-1958), un artista alquanto eclettico che si forma con i futuristi passando dalla letteratura alla pittura e infine alla moda. Aderendo al Movimento, Balla cambia il proprio guardaroba e, spinto anche da ragioni economiche, si diletta a produrre oggetti e tessuti fatti da sé in casa, grazie anche al sostegno della moglie Elisa. In nome della praticità e della semplicità, a partire dal 1904 si dedica alla ricerca di una propria personale immagine di vestito per distinguersi dai raffinati borghesi dell’ambiente milanese.

Il vestito antineutrale
Il Manifesto futurista del Vestito Antineutrale (1914)

In un primo momento dunque, la moda futurista riguarda principalmente la sfera maschile. Dopo i primi progetti di abiti a quadretti e in tinta unita da lui stesso indossati in numerose occasioni, anche all’estero, l’11 settembre 1914 Balla pubblica il Manifesto del Vestito Antineutrale in forma di volantino e diffuso dalla Direzione del Movimento futurista, ricevendo elogi e applausi da parte di tutti i gruppi futuristi italiani. Nei punti iniziali Balla critica fortemente la moda moderna, una moda malinconica, deprimente, noiosa. Vige la necessità di abolire la staticità, i colori spenti e sbiaditi, le forme lussuose e scomode. La simmetria e l’armonia fanno ormai parte del passato, di un’umanità deprimente e funeraria, vittima di paura e indecisione.

Nella seconda parte, invece, Balla chiarisce come dovranno essere i nuovi abiti futuristi :

  1. – Aggressivi, tali da moltiplicare il coraggio dei forti e da sconvolgere la sensibilità dei vili.
  2. – Agilizzanti, cioè tali da aumentare la flessuosità del corpo e da favorirne lo slancio nella lotta, nel passo di corsa o di carica.
  3. – Dinamici, pei disegni e i colori dinamici delle stoffe, (triangoli, coni, spirali, ellissi, circoli) che ispirino l’amore del pericolo, della velocità e dell’assalto, l’odio della pace e dell’immobilità.
  4. – Semplici e comodi, cioè facili a mettersi e togliersi, che ben si prestino per puntare il fucile, guadare i fiumi e lanciarsi a nuoto.
  5. – Igienici, cioè tagliati in modo che ogni punto della pelle possa respirare nelle lunghe marcie e nelle salite faticose.
  6. – Gioiosi. Stoffe di colori e iridescenze entusiasmanti. Impiegare i colori muscolari, violettissimi, rossissimi, turchinissimi, verdissimi, gialloni, arancioooni, vermiglioni.
  7. – Illuminanti. Stoffe fosforescenti, che possono accendere la temerità in un’assemblea di paurosi, spandere luce intorno quando piove, e correggere il grigiore del crepuscolo nelle vie e nei nervi.
  8. – Volitivi. Disegni e colori violenti, imperiosi e impetuosi come comandi sul campo di battaglia.
  9. – Asimmetrici. Per esempio, l’estremità delle maniche e il davanti della giacca saranno a destra rotondi, a sinistra quadrati. Geniali controattacchi di linee.
  10. – Di breve durata, per rinnovare incessantemente il godimento e l’animazione irruente del corpo.
  11. – Variabili, per mezzo dei modificanti (applicazioni di stoffa, di ampiezza, spessori, disegni e colori diversi) da disporre quando si voglia e dove si voglia, su qualsiasi punto del vestito, mediante bottoni pneumatici. Ognuno può così inventare ad ogni momento un nuovo vestito. Il modificante sarà prepotente, urtante, stonante, decisivo, guerresco, ecc. Il cappello futurista sarà asimmetrico e di colori aggressivi e festosi. Le scarpe futuriste saranno dinamiche, diverse l’una dall’altra, per forma e per colore, atte a prendere allegramente a calci tutti i neutralisti. [..]
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Giacomo Balla, modelli per vestiti maschili (1914)

La moda futurista proposta da Balla non è destinata a soffocare il corpo ma piuttosto a dare movimento alla forma umana. In linea con i concetti chiave del Movimento futurista, anche la moda introduce nuove forme geometriche e l’abito diventa espressione di linee spezzate e veloci, di tagli spigolosi e di disegni fantasiosi. Perfino i colori, fosforescenti, gioiosi, vivi, esprimono libertà, frivolezza, velocità. Il vestito diventa una vera opera artistica, alla pari di un dipinto o di una scultura, dove forme e fantasie si intrecciano tra di loro al fine di ricreare il dinamismo dei treni e degli aeroplani ed elogiare quindi la tecnologia e i progressi in campo industriale.

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Giacomo Balla, Cravatta futurista, 1916

Oltre ai vestiti, Balla si dedica anche agli accessori e in particolare alle cravatte. Progetta infatti cravatte triangolari composte da forme dinamiche e colori brillanti, sfruttando i materiali più diversi e disparati, come per esempio la celluloide, il legno o addirittura le lampadine. La cravatta, a volte in contrasto con l’abito indossato, concorre ad una rottura totale con la simmetria e l’equilibro, al fine di accentuare sempre di più le possibilità espressive della moda.

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Foto di Giacomo Balla nel 1930

L’idea sarà poi ripresa una ventina d’anni più tardi da Renato Di Bosso (1905-1982) e Ignazio Scurto (1912-1954) che nel 1933 pubblicano il Manifesto futurista della cravatta italiana. I due artisti italiani si ingegnano a introdurre un ulteriore radicale cambiamento nel settore moda, abolendo la comune e banale cravatta di stoffa annodata, che sia essa colorata o a tinta unita, per un nuovo modello, privo di nodo e fatto di metallo leggero e fine e un collare elastico.

  1. Il Manifesto della moda femminile futurista

Sulla scia della progettazione del vestito da uomo futurista, anche i sinuosi abiti femminili verranno sollecitati a liberarsi e a diventare più disinvolti, sia nella forma che nei colori. Così, il 29 febbraio 1920 Vincenzo Fani (1888-1927), in arte Volt, pubblica il Manifesto della moda femminile futurista in Roma futurista, un periodico artistico-culturale. Il testo definisce il sistema moda femminile in tre sezioni : genialità, ardire e economia.

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Disegno di una borsa femminile di Giacomo Balla (1916)

Nel primo punto, la moda viene definita come un’altra arte con la stessa forza creativa dell’architettura e della musica, per cui Volt suggerisce di porre un grande letterato alla direzione delle grandi case di moda femminile. Inseguito, l’abbigliamento deve “ardire”, in quanto deve azzardare con forme e colori per essere più stravagante possibile. L’abito femminile, in linea con quello maschile, non deve essere mediocre, noioso, malinconico. Deve rompere gli schemi, abolire la simmetria, essere originale, elogiare la fantasia. Come ? Per esempio, puntando su nuovi materiali. Nella terza sezione infatti, Volt propone di dire addio al cuoio e alla seta, in linea con una situazione di crisi economica postbellica. Propone altresì l’impiego di nuove materie rivoluzionarie : cartone, vetro, stagnola, alluminio, caucciù, stoppa, canapa e addirittura piante fresche. “Ogni donna sarà la sintesi ambulante dell’universo” ₅.

Anche sul versante femminile, dunque, la moda deve provocare ed emozionare. Tutti i dettagli sono attentamente studiati al fine di lottare contro il buongusto convenzionale e l’uniformità statica della simmetria ; al contrario si enfatizzano dinamismo, vitalità, movimento, in linea con il credo futurista. Così gli artisti rivoluzionano i tagli, dando vita a celebri scollature quadrate o a zig-zag, giocano con colori sgargianti e brillanti, accentuano le forme dei corpi conferendo loro movimenti inattesi.

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Modello di Tullio Crali (1933)

Coraggio, forza, genio inventivo, carisma. I futuristi hanno colto lo stretto legame che unisce moda e arte e ne hanno fatto il fulcro della loro rivoluzione culturale per lottare contro i diplomatici e austeri abiti borghesi. Hanno sconvolto il sistema moda, sollecitandone continuamente la creatività e potenziandone i valori. L’abito futurista è privato di neutralità, di indifferenza e di paura per diventare azione concreta “qui” ed “ora”, fino ad essere convertito, nella sua tensione più estrema, in vestito interventistico e bellicistico a favore della guerra nell’estate del 1914.

Articolo di Lisa Taverna, studentessa dell’Université Nice Sophia Antipolis

Note :

  1. Giacomo Balla, “Il vestito antineutrale”, 1914.
  2. Luca F. Garavaglia “Il Futurismo e la Moda”, 2009, p. 13
  3. Ibidem, p. 50
  4. Giacomo Balla, “Il vestito antineutrale”, 1914.
  5. Vincenzo Fani, “Manifesto della moda femminile futurista”, 1920.

Bibliografia :

GARAVAGLIA, Luca Federico. Il Futurismo e la moda. Casa editrice Excelsior 1881, Milano, 2009

Sitografia :

Come il Futurismo ha influenzato la moda http://www.afterclap.it/2015/10/31/come-il-futurismo-ha-influenzato-la-moda/

Avanguardie : come il Futurismo italiano ha influenzato la moda https://nonsonounafashionblogger.com/2017/11/06/avanguardie-come-il-futurismo-italiano-ha-influenzato-la-moda/

Il Futurismo e la moda : breve panoramica https://alessiamuliere.wordpress.com/2014/02/06/il-futurismo-e-la-moda-breve-panoramica/

Il Futurismo incontra la moda https://alvufashionstyle.com/2015/10/25/futurismo-incontra-la-moda-m-vignali/

Il manifesto della moda femminile futurista https://trama-e-ordito.blogspot.fr/2011/03/manifesto-della-moda-femminile.html

Il vestito antineutrale http://www.homolaicus.com/arte/futurismo/testi/vestito_antineutrale.html

Il vestito antineutrale (Manifesto futurista, G. Balla) https://trama-e-ordito.blogspot.fr/2010/09/il-vestito-antineutrale.html

Manifesto futurista della cravatta italiana https://trama-e-ordito.blogspot.fr/2011/03/manifesto-futurista-sulla-cravatta.html

Immagini :

Tutte le immagini inserite nell’articolo provengono da Pinterest.

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